Skip to main content

“Il cibo non è «buono» o «cattivo» in assoluto: qualcuno ci ha insegnato a riconoscerlo come tale. L’organo del gusto non è la lingua, ma il cervello, un organo culturalmente (e perciò storicamente) determinato […] La definizione del gusto fa parte del patrimonio culturale delle società umane.”

Sono citazioni tratte da Il Cibo come Cultura a cura del Prof Massimo Montanari, testo di riferimento in materia di cultura gastronomica.

Il cibo non è mai solo una questione di palato. Esso rispecchia il background culturale di ognuno di noi.  Al di là delle differenze legate a tradizioni e tabù alimentari dei diversi popoli nel mondo, anche solo in Italia, il gusto è profondamente cambiato nella stor

Oggi siamo abituati a distinguere i diversi sapori di un piatto. Anche in un semplice piatto di pasta al pomodoro, dobbiamo poter “sentire” la pasta, la salsa di pomodoro, il basilico, e l’olio di oliva. Tutti ben in equilibrio tra loro.

Al contrario, nel Medioevo e nel Rinascimento, e ancor prima, ai tempi dei Romani, era d’obbligo invece la mescolanza dei sapori, come ad esempio il gusto dolce-salato o l’agrodolce, sapore che è rimasto, per esempio, nella mostarda cremonese, che unisce il piccante delle spezie al dolce dello zucchero o del mosto.

Questo per dire che il cibo è “vivo” perché si evolve e cambia nel tempo… È insito nella nostra storia e nelle nostre tradizioni, ma non per questo rimane ancorato al passato. Può contaminarsi, incontrare altre culture, e altri gusti…

Katia Perdicaro, Co-Founder of Emilia Storytellers