3 PIATTI DELLA TRADIZIONE DELL’APPENNINO BOLOGNESE/MODENESE

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3 PIATTI DELLA TRADIZIONE DELL’APPENNINO BOLOGNESE/MODENESE

L’Emilia, si sa, è rinomata per la qualità e la varietà del cibo. Altresì, la ricchezza dei piatti tradizionali presenti nei menù delle osterie e delle antiche trattorie del bolognese e del modenese è ben nota a tutti. Ci sono alcuni cibi che nascono proprio per celebrare l’unione tra le persone, la convivialità, l’amicizia. Golosità che mangiate singolarmente perderebbero metà del loro gusto. Pietanze a metà tra un pasto di lungo corso e cibi da street food, che esaltano il loro gusto se accompagnate, come da sempre, con un bicchiere di vino. Il valore dei piatti tradizionali sta proprio qui: appagare spirito, cuore e… pancia!

Vediamo i 3 piatti tradizionali che più rappresentano la tipicità e l’identità della zona compresa tra l’Appennino Modenese e quello Bolognese

GNOCCO FRITTO

Tra i piatti tipici rappresentativi dell’Emilia troviamo questi rettangoli dorati gonfi d’aria che, mani di commensali golosi prendono con frenetica alternanza tra coltelli che spalmano formaggi, briciole che cadono, risate felici.
Questa è la classica immagine che solitamente accompagna una cena a base di gnocco fritto. Il composto di questa delizia è fatto di acqua, farina, sale e strutto; l’impasto, steso e ritagliato a forma rettangolare, viene successivamente immerso in abbondante olio e fritto.
La crescentina può benissimo essere mangiata così com’è, ma la cosa più comune (e gustosa) è accompagnarla con formaggi cremosi e affettati tipici emiliani, quali prosciutto, salame, coppa e ciccioli.
Lo gnocco fritto non può mai mancare inoltre alle feste di paese, dove interminabili code di persone aspettano che venga fritto e dorato al punto giusto. É bene precisare che nella zona del bolognese questo cibo è conosciuto come “crescentina” e a volte può variare per qualche particolare in forma e dettagli nella preparazione.
Sia Bolognesi e Modenesi ci tengono molto alla tradizione e all’identità culinaria, pertanto è meglio assicurarsi di usare il termine corretto in base alla provenienza del nostro interlocutore!

TIGELLE

Le tigelle sono un altro dei piatti tradizinali della zona, elemento prediletto per la convivialità tra le persone.
Queste focaccine rotonde hanno un’origine molto antica, risalente al periodo medioevale. Il nome più corretto per definirle in realtà è “crescentina modenese”.
Il nome tigella viene di fatto dalla piastra di terracotta in cui originariamente veniva cotto l’impasto. L’usanza metonimica di chiamarla con il nome dello strumento con cui viene prearata rimane comunque quello più diffuso, sebbene faccia storcere il naso ai puristi della lingua. Oggi la cottura della tigella viene effettuata con piastre di alluminio (comunemente chiamate tigelliere) che possono contenere più impasti alla volta.
La tradizione vuole che sulle piastre sia ricavato in bassorilievo il fiore della vita, antico simbolo di prosperità e unione. L’impasto delle tigelle è una composizione di acqua, farina, strutto e lievito. Anche loro, così come lo gnocco fritto, sono solite essere gustate con affettati, ma in aggiunta, è consuetudine riempirle con il tipico pesto di lardo di maiale, aglio e rosmarino, che le rende ancor più irresistibili.

BORLENGO

Fra questi 3 piatti tradizionali, il borlengo è forse quello che più rappresenta la zona del Modenese. Anch’esso ha un origine medioevale; secondo una delle diverse leggende che raccontano la nascita del borlengo, il piatto nacque quando una signora modenese, nel tentativo di preparare una nuova pietanza, usò troppa acqua per l’impasto, ottenendo così questa nuova creazione. É possibile che il nome borlengo derivi appunto da “burla”, uno scherzo da cucina.
La composizione del borlengo è assai semplice: farina, acqua e sale. Questo composto viene poi cotto su grandi piastre ricoperte con un filo d’olio (chiamate “soli”).
Dopo la cottura si farcisce con un condimento che in queste zone non può mai mancare, ovvero il pesto modenese (aglio, rosmarino e lardo di maiale). L’aspetto finale è quindi quello di una grande e sottilissima crepes, più salata e gustosa.
A Zocca, sulle colline modenesi, esiste persino un museo-laboratorio del borlengo, dove si insegna a grandi e piccini a portare avanti la preparazione di questo piatto della tradizione.

 

Simone Grassi – Emilia Storytellers

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